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Istanbul, 18 novembre. Si è concluso ieri sera con concerti di musica popolare e religiosa palestinese, e con la danza dei Darwishi rotanti turchi, il Forum internazionale di Al-Quds. I partecipanti sono stati circa 5000, provenienti da 62 diversi Paesi del mondo. Un successo di pubblico, dunque, per il secondo Congresso internazionale su Gerusalemme dal 1948, che ha visto alternarsi relatori musulmani e cristiani di varie correnti, partiti e comunità palestinesi e straniere. Il tavolo delle conferenze ha ospitato le relazioni di religiosi musulmani e cristiani, che, fianco a fianco, hanno esposto i problemi che coinvolgono la Città di Gerusalemme, minacciata di annientamento dall'incalzante ebraicizzazione, dalle violenze e dall'oppressione israeliane. Numerosi anche i rappresentanti di differenti schieramenti politici palestinesi - Fatah, FPLP, Hamas, ecc. -, studiosi e personalità di fama internazionale, tra cui il famoso avvocato ebreo americano Stanley Cohen - che difese il leader di Hamas Mousa Abu Marzouk negli Stati Uniti, e il parlamentare britannico George Galloway. Alla fine dei lavori, i relatori e gli organizzatori
del Forum hanno scritto e diramato un comunicato congiunto, la Dichiarazione
di Istanbul, che vi proponiamo in traduzione. dopo aver
studiato la situazione del popolo palestinese che è rimasto risoluto
davanti all'occupazione e alla minaccia della giudaizzazione o dello
sradicamento, che sta cercando di riappropriarsi dei suoi diritti umani
e politici mentre affronta un assedio continuo e ingiusto in Gaza e in
Cisgiordania; dopo
discussioni sulla grave aggressione che i luoghi santi cristiani e
musulmani stanno sostenendo, specialmente i continui scavi sotto la
sacra Moschea di Aqsa che ne minacciano il collasso, come
confermato dai report della delegazione turca; dopo discussioni sulle diverse situazioni della Ummah, della regione e del mondo nella sua totalità, in particolare la situazione delle nazioni arabe e musulmane sotto occupazione -come l'Iraq, l'Afghanistan, la Somalia; chiarendo i principi generali relativi ad Al-Quds e alla causa palestinese, a livello storico e pratico, nel diritto umanitario e politico del popolo palestinese, e nella natura della continua colonizzazione, dell'occupazione sionista, noi qui diramiamo la seguente dichiarazione: Dichiarazione di Istanbul a sostegno di Al-Quds sabato 17 novembre 2007 1. Al-Quds,
Gerusalemme, città della pace, la culla della civiltà e terra sacra e
santa in cui l'umanità trova tranquillità: a causa dell'aggressione
perpetrata contro di essa, lotte e guerre ne sono scaturite; essa rimane
come modello di dialogo tra le civiltà e un simbolo di perdono umano,
di giustizia e tolleranza.
2. Al-Quds, la città autentica che venne costruita dalle tribù provenienti
dall'Arabia, più di 5000 anni fa, e che esse chiamarono
‘orsalim’ o la 'città della pace'. Nonostante le molte
tribù giunte nella città, il suo popolo degli arabi cananei e
palestinesi, e quelli che vennero dopo di loro nelle ondate che
seguirono, continuarono a costruirla senza discontinuità. Essi sono
coloro che diedero ad Al-Quds la sua identità araba e non possono
essere contestati nei loro diritti verso quella terra. 3.
L'occupazione sionista di Al Quds – della sua parte occidentale nel
1948 e quella orientale nel 1967– è razzista e terrorista, ed è
basata sugli insediamenti e le sostituzioni (di abitanti, ndr). Va
contro il corso della storia e rappresenta ciò che rimane del fenomeno
coloniale basato sull'ingiustizia, sull'oppressione e la violazione dei
diritti. L'occupazione deve terminare in Palestina, nelle Alture del Golan
e nelle Fattorie di Shebaa. Nello stesso modo, le forze che lottano
contro il colonialismo, l'ingiustizia e l'occupazione devono appoggiare
la resistenza del popolo palestinese in nome della liberazione della
nazione. 4.
Il
movimento sionista è razzista e terrorista, e le Nazioni Unite ha
decretato che il Sionismo è una forma di razzismo, come è stato
confermato dalla Conferenza di Durban, nel 2001. 5.
Essa
condanna e rigetta il razzismo e le misure colonialiste che
cercano di spazzar via l'identità di Al-Qud e di distruggere i diritti
nazionali e religiosi dei suoi cittadini che resistono. Ciò è
realizzato innanzi tutto attraverso l'assedio con blocchi di
insediamenti e soffocandola con il Muro di Separazione, in modo da
spodestare la sua gente e isolarla dal suo contesto palestinese. 6. L'assalto
ai luoghi santi musulmani e cristiani – in particolare la Moschea di
Al-Aqsa, i cui scavi in corso ne mettono a rischio l’esistenza allo
scopo di stabilire il tempio sionista – minacciano la pace e la
stabilità nella regione e nel mondo. Questi assalti ulteriori
costituiscono un attacco all’eredità storica della civiltà umana.
Questo obbliga le nazioni del mondo ad assumersi l’immediata
responsabilità di contrastare e mettere fine a questi assalti. 7.
Il
proseguimento dell’occupazione sionista di Al-Quds e della Palestina,
con le su armi nucleari e le aspirazioni espansioniste, è un elemento
di tensione e una causa di preoccupazione per tutti quelli che cercano
pace e sostengono i diritti umani nel mondo. Questa occupazione
persisterà come una cruciale fonte di devastazione per la regione, con
altre guerre, e agirà come impedimento per la pace internazionale e lo
sviluppo dell’umanità. 8.
Essa
ribadisce il diritto al ritorno ad Al-Quds come nel resto della
Palestina, poiché questo è il diritto individuale di tutti i rifugiati
deportati; diritto che non può essere negoziato o ritirato. Essa
ribadisce inoltre il diritto del popolo palestinese a esercitare tutti i
propri diritti civili – compresi quelli politici – nella Palestina
storica, come altri popoli del mondo. 9.
Essa
richiede alle nazioni arabe e islamiche, e a tutti i Paesi che amano la
pace, alle organizzazioni internazionali di esercitare ogni sforzo per
porre fine all’occupazione sionista di
Al-Quds e di preservare la sua identità araba, islamica e cristiana.
Richiede inoltre di realizzare tutti i progetti che sostengano la
resistenza del popolo di Al-Quds e di aiutarlo a liberare la loro città
dall’occupazione. Tali progetti devono essere economici, sociali,
culturali, educativi, come pure in ambito mediatico. Essa chiede di
fermare tutte le forme di normalizzazione con i sionisti. La storia
delle nazioni in generale, e l’esperienza della lotta contro il nemico
sionista in particolare, ha riaffermato che tutte le forme di resistenza
– la resistenza basata sull’unità nazionale e la partecipazione
pubblica – sono la via di maggior successo per affrontare
l’occupazione e liberare la terra di Al-Quds, la Palestina, e tutte le
regioni occupate nei nostri Paesi arabi e islamici e nel resto del
mondo. La resistenza ha anche provato l’inutilità delle conferenze
internazionali tenute sotto gli auspici degli Stati Uniti. Gli Usa sono
sempre stati orgogliosi del loro sostegno all’occupazione, fornendo
giustificazioni per i suoi crimini, svendendo la Causa palestinese,
servendo i progetti della divisione interna e minando la coerenza araba
e islamica. 10. Essa richiede alle Nazioni Unite – di cui la
maggior parte delle risoluzioni sono state la regione della catastrofe
palestinese
– di impegnarsi pienamente alla fine dell’aggressione e
dell’assedio a cui i palestinesi sono soggetti. Essa richiede inoltre
all’Onu di attivare il ruolo del Comitato per la Protezione di
Gerusalemme, istituito nel 1947. Chiediamo anche alle nazioni arabe e
islamiche e a quelle che amano la pace di porre fine all’assedio e di
garantire ai palestinesi i loro bisogni. 11. Questo
forum internazionale ha costituito un’incarnazione dell’unità
dell’umanità in sostegno a Al-Quds e alla Palestina. E’ indirizzata
a tutti i popoli liberi del mondo per invitarli al più grande movimento
umanitario e internazionale per salvare il popolo palestinese e
stabilire la giustizia e la pace sulla terra. Chiede anche ai fratelli e
alle sorelle sotto assedio in Palestina di unirsi contro
l’occupazione. Ricorda loro i versi del Corano 8:46.
Il Forum spera anche che questo incontro sia un incentivo per
ristabilire il dialogo e la comprensione tra i sostenitori della stessa
causa. Noi
tutti stiamo lavorando per amore di Al-Quds, mano nella mano, spalla a
spalla, insieme nella strada di Al-Quds, resistendo, non importa quanto
a lungo, non importa con quali cari sacrifici. Oggi ci incontriamo per
Al-Quds e domani, se Dio vuole, ci incontreremo ad Al-Quds.
Versione in inglese e arabo: http://www.alquds-forum.org
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